Al sovrintendente e direttore artistico del Palau de les Arts de Valencia, l’italiano Davide Livermore, è stata assegnata l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia per la sua visione innovatrice dell’Opera, per l’impegno culturale e sociale. Livermore, 50 anni, torinese malgrado il cognome inglese (il trisnonno venne in Italia a metà dell’800 da Newmarket, contea del Suffolk, la capitale dell’ippica mondiale) appartiene a una famiglia di fantini da generazioni ed è a Valencia dal 2012, dove prima si era occupato del Centro di perfezionamento Plácido Domingo, ricoprendo poi da gennaio 2015 l’incarico che era stato di Helga Schmidt. Nella sua carriera, Livermore è stato cantante, ballerino, attore, sceneggiatore direttore di scena, scenografo, designer.
Proprio nei giorni scorsi ha debuttato a Roma l’allestimento del Barbiere di Siviglia di cui è regista Davide Livermore: per il bicentenario del capolavoro rossiniano (messo in scena per la prima volta all’Argentina nel 1816), il direttore artistico del Palau ha pensato a un “un caleidoscopio visivo in cui cambiano le epoche”, un viaggio nei costumi, nelle varie rappresentazioni dei “Barbieri” in 200 anni, da quelli rococò ai neoclassici, dai Biedermeier agli scapigliati, dai surrealisti a quelli dell’avanguardia. Un allestimento innovativo che non a tutti è piaciuto ma a tal proposito il regista ha commentato: “El público no quiere pensar, prefiere estar en el jacuzzi de las ideas, pero mi responsabilidad es que la gente aprenda a pensar”.